“I migliori danni della nostra vita”: non la solita politica

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Altro che “I migliori anni della nostra vita” come canta Renato Zero. Per Marco Travaglio questi sono I migliori danni della nostra vita e meritano di essere raccontati per bene.

Organizzato dal CEDAC e facente parte della rassegna “Pezzi Unici”, lo spettacolo è andato in scena sabato 28 e domenica 29 gennaio al Teatro Massimo di Cagliari, per un doppio appuntamento che ha visto il tutto esaurito.

Il noto giornalista e direttore della rivista Il Fatto Quotidiano ha ripercorso in stile satirico gli ultimi cinque anni di storia italiana. Inizia raccontando i primi 100 giorni del governo Meloni e lo fa tirando in ballo uno per uno i membri che ne fanno parte, senza risparmiare nessuno. Senza girarci intorno, esprime ciò che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di dire. Nessun finto perbenismo, tanta schiettezza. Ed è proprio questo ciò che è piaciuto al pubblico, composto per lo più da adulti, che ha seguito attentamente il monologo di tre ore, senza neanche una piccola pausa; complice il supporto di immagini e spezzoni di articoli condivisi nel grande schermo, accompagnati di tanto in tanto dalla celebre musichetta del circo.

Travaglio porta alla ribalta gaffe di politici passate inosservate o dimenticate, fa luce sulle azioni, le omissioni e gli inganni del nuovo governo, in un’alternanza tra passato e presente che, tuttavia, sembra non avere differenze: gli errori si ripetono, i dubbi pure.

La platea ha espresso il suo consenso e simpatia per lo spettacolo, animando ancor di più la serata tra incontenibili applausi e contagiose risate.

Nei saluti finali, sulle note di Quelli che di Enzo Jannacci, Travaglio invita i presenti e, in modo particolare i suoi lettori, a raggiungerlo nel Foyer del Teatro per il firmacopie del suo libro dal titolo I segreti del Conticidio. Il «golpe buono» e il «governo dei migliori», un giallo politico che racconta passo per passo il doppio Governo Conte. L’incontro è stata un’occasione per il pubblico di ricevere un autografo, scattare una foto o semplicemente scambiare quattro chiacchere con l’autore che, nonostante la sua visibile (e comprensibile) stanchezza, si è reso gentile e disponibile con tutti.

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