L’UNIONE FA LA FORZA

Il futuro, insieme, dalle città all’Europa: la neodeputata Francesca Ghirra, il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio e il consigliere regionale e già sindaco di Cagliari Massimo Zedda al Parco Molentargius, Sala Edificio Sali Scelti affrontano i temi sul tappeto, anche quelli più spinosi e puntano sull’unità della sinistra. Il 30 novembre chiude il tesseramento alla Federazione dei Verdi.

La sala è piena di gente, gente di Sinistra. Semplici militanti ma anche chi la politica la pratica nei palazzi, dal capogruppo in Consiglio regionale Francesco Agus, al consigliere comunale Matteo Massa o l’ex assessore Paolo Frau, solo per fare alcuni nomi.

Diciamo subito che Angelo Bonelli, che insieme a Nicola Fratoianni, è stato a Sassari la settimana prima, è a Bruxelles. Peccato perché la Sala Edificio Sali Scelti inserita nel Parco di Molentargius a Cagliari con fenicotteri rosa sparsi ovunque, gli sarebbe piaciuta e avrebbe potuto ricordare che il 30 novembre scade il tesseramento per la Federazione dei Verdi (Link) gratuita se si hanno meno di 26 anni e si sa che i giovani sono quelli più sensibili alle tematiche ambientali e dell’emergenza climatica, come dimostrano le manifestazioni dei Friday for Future.

Il tema della serata è impegnativo, l’unità della sinistra. “L’Unità” già giornale fondato da Antonio Gramsci diventerà a breve giornale del PD. Segno dei tempi. Ma la cosa non riguarda la Alleanza Verdi e Sinistra, formata dalla Federazione dei Verdi e Sinistra italiana che con Reti civiche e Possibile hanno raccolto percentuali interessanti tanto da approdare in Parlamento e che, ricorda Francesca Ghirra, arrivano a toccare il 10% a Cagliari città.

La sinistra appare spaccata nel fare opposizione al governo Giorgia Meloni (prima donna Presidente del Consiglio dei ministri in Italia). L’opposizione farà manifestazioni separate contro la legge finanziaria fino a Carlo Calenda che “flirta” con Giorgia Meloni dopo aver giurato “amore eterno” al precedente premier Mario Draghi. Ma si sa che in amore e politica, mai dire mai.

E ci sono altri problemucci da niente sul tappeto: la bufera mediatica e non ancora giudiziaria sul neo eletto Aboubakar Soumahoro e il voto contrario di Massimiliano Smeriglio al Parlamento Europeo a definire con una “risoluzione non legislativa” la Russia uno “stato canaglia”(1).

Massimiliano Smeriglio spiega perché ha votato contro (spaccando ulteriormente l’opposizione che ha votato a favore, astenuta e contro). In sintesi si dichiara europeista, denuncia la deriva della democrazia che sta portando all’Europa delle nazioni, condanna l’aggressione russa all’Ucraina, sarebbe favorevole a una difesa comune europea (quindi a una Federazione europea) ma “un membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU può essere come l’ISIS?” e afferma “non si vota per gli stati ma per singoli che commettono crimini di guerra”. “Il capo della CIA è stato a Mosca una settimana fa e Macron ci andrà la prossima. La pace si fa con il nemico. E se non la fa l’Europa, la fanno l’India e la Cina. Lasciamo la ‘golden share’ a paesi che non sono esattamente dei campioni della democrazia”. Aggiunge: “dobbiamo fermare la guerra, non la Russia. L’Europa deve rivendicare un ruolo e non fare la NATO. Non abbiamo esercito, intelligence e politica estera comune. L’Europa è la sola che abbia interesse che la guerra finisca. Gli interessi di russi e americani sono diversi”. Sostanzialmente d’accordo Nicola Fratoianni, rincara la dose Massimo Zedda: “dopo la risoluzione mi sarei aspettato il ritiro degli ambasciatori che invece sono rimasti lì. Quindi le parole non hanno un peso? Sembra una barzelletta: una risoluzione non si nega a nessuno. Il PE rischia però di diventare l’emblema dell’idiozia se emana atti che non producono effetti”.

Sulla vicenda che coinvolge suocera e compagna di Aboubakar Soumahoro, sono tutti garantisti e aspettano che la magistratura faccia il suo lavoro nell’interesse di tutti, a partire dai cittadini. “Certo è” continua Nicola Fratoianni “che si pone un problema politico e ci sono errori di comunicazione. Inoltre la vicenda potrebbe colpire chi difende i migranti. Serve uscire dall’accoglienza emergenziale e servono più ispettori del lavoro. E’ un mondo complicato” e chiude rivendicando che quando era assessore in Puglia si adoperò perché i migranti bevessero acqua potabile e non quella destinata all’agricoltura per evitare malattie. Massimo Zedda, nonostante un malessere influenzale, è in forma smagliante: spiritoso e caustico. “Ababoukar Soumahoro dovrebbe intanto tacere, perché dovrebbe essere difeso da altri e non da se stesso sui social e non mi pare che il ‘diritto all’eleganza e alla moda’ siano scritti in Costituzione tra i principi”; ricorda inoltre che neanche quando fu assolto da un problema giudiziario si permise di rilasciare dichiarazioni così come non le rilasciarono i suoi avvocati. Massimiliano Smeriglio aggiunge che per Emmanuel Macron inquisito, non c’è lo stesso accanimento mediatico che c’è per Ababoukar Soumahoro, che non lo è.

Massimo Zedda nega che il paese sia scivolato a destra. “Il 40% ha votato a sinistra contro il 60% a destra ma c’è un 40% di astenuti!”; critica poi il provvedimento anti rave: “con il divieto di assembramento oltre le cinquanta persone, questo governo avrebbe vietato anche Woodstock e la storia del rock. Il prossimo provvedimento riguarderà lo jus primae noctis?” ironizza, ma fino a un certo punto “la Meloni ha interrotto la prima conferenza stampa con le tv perché aveva calendarizzato un appuntamento con Confartigianato. Come se Joe Biden interrompesse una conferenza stampa perché ha un appuntamento col governatore della Florida!” e continua sulla manovra finanziaria che “Confindustria ha definito semplice e totalmente assente di visione”. Per Nicola Fratoianni “l’abolizione del Reddito di Cittadinanza fa crescere la disuguaglianza che è tipicamente della destra crearla come la frammentarietà, la paura, la divisione” e aggiunge “come si fa a ricucire? Il “quarto” polo (perché il M5S lo supera in consensi) è contro il RdC e va in soccorso alla Meloni, difficile costruire convergenze” e aggiunge: “noi siamo per la giustizia sociale e ambientale, contro la disuguaglianza, per i diritti e contro la guerra. Il PD va a congresso ma non parla di guerra”. Ancora, “se non c’è la percezione di poter vincere, cambia lo schema e la soluzione è il ‘campo largo’. Nel Lazio ci sono 20 punti di distacco e bisogna provare a lavorare insieme. Non sono preoccupato se Enrico Letta vuole abolire il job act e se Giuseppe Conte si sposta a sinistra: finalmente”. Per Massimo Zedda il pressapochismo della destra si misura anche nel definire ‘il’ presidente invece di ‘la’ presidente del Consiglio. “Si deve attaccare il governo per la sua azione e non parlando di fascismo, perché la maggior parte delle persone o non lo hanno vissuto o non lo hanno studiato e non ci capirebbero”. E sul congresso PD “non capisco come il maggior partito della sinistra con un 18-20% non riesca a candidare alle primarie una persona del Sud e limiti la scelta del segretario al presidente o alla vicepresidente (che ha nominato lui e quindi persona di sua fiducia) della Emilia Romagna, tra chi dovrei scegliere?” sui compagni di strada, lamenta certe scelte rivelatesi sbagliate fatte in passato, Calenda sindaco di Roma (22%) più della Raggi (21%), Agostinangelo Marras col 30% sconfitto per le suppletive da Doria. Poi attacca il governatore della Sardegna Christian Solinas “ha dichiarato che per Fitch il bilancio sardo è sano (perché non spende). In realtà è drammatico perché tiene i soldi in tasca, come ha detto il presidente della Corte dei Conti. La Sardegna è in disavanzo: se non spendi non hai avanzo di amministrazione. E se non abbiamo collegamenti nei trasporti, gli operatori turistici si rivolgono alla Croazia, alla Puglia, alle città d’arte, ma non alla Sardegna”. Quindi conclude che “se abbiamo a cuore il futuro della Sardegna e dell’Italia dobbiamo costruire un’alleanza altrimenti avremo un Solinas bis”. Per Massimiliano Smeriglio “bisogna andare oltre le alleanze e riconquistare consensi da sinistra, consenso popolare. Senza il M5S saremo fuorigioco. Calenda e Conte governano insieme da due anni nel Lazio. Il problema non è ‘se fare’ l’alleanza ma ‘se sfasciare’ l’alleanza per un inceneritore in una regione di sei milioni di abitanti con un PIL superiore a Portogallo o Belgio. Inceneritore che si farà per il Giubileo e che non deve essere il punto centrale. In Lombardia è difficile ma nel Lazio si può vincere”. Paventa anche che “quello che è successo in Umbria, può succedere nel Lazio. Non hanno voluto Pietro Bartolo in Regione Sicilia e il PD è arrivato terzo, vicino al quarto candidato. Sappiamo quello che stiamo rischiando. Nel PD c’è un tasso di opportunismo strutturale che pur cambiando il segretario, non fa cambiare la classe dirigente. Dobbiamo fare come François Mitterrand, ricostruire la sinistra forte ripartendo da Verdi e Sinistra italiana, poi si porrà il problema delle alleanze”. Nicola Fratoianni condivide: “il dibattito sull’unità della sinistra crea crisi nella sinistra. Il 3,63% è il risultato più alto dal 2006 per una lista a sinistra del PD. Siamo riusciti a creare una convergenza e i parlamentari espressi, a differenza di altri partiti, sono classe dirigente nei partiti di provenienza ed esprimono quindi qualità. La decostruzione e la frammentazione non funzionano”.

Conclude Massimo Zedda ricordando a proposito di economia ecologica che la natura entropica dei processi produttivi era già stata compresa e analizzata per la prima volta attorno al 1880 da vari studiosi tra cui il socialista ucraino esule in Francia Sergej Podolinskij (1850-1891), che ebbe in materia una corrispondenza con Karl Marx, per poi analizzare alcuni fattori da non sottovalutare, ad iniziare dalla legge elettorale che rende i partiti piccoli un ‘ufficio di collocamento’ per politici e aspiranti tali: “è prepolitica, abigeato politico. Ci vuole una fase costituente che parta dal chiedere alle persone che tipo di partito vuoi. Idee, organizzazione. Viviamo un periodo di proletarizzazione dell’intellettuale ma esistono anche i sottoproletari. Non dobbiamo dimenticarci di chi ha contribuito, anche economicamente, alla nostra elezione, se riuscissimo a fare un gruppo unico in Consiglio regionale, saremmo il gruppo di Sinistra e Verdi più numeroso in Italia” e chiude con una battuta: “Presi la tessera del PDS e lo sciolsero, presi la tessera dei DS e li sciolsero, presi la tessera di SEL e la sciolsero. Se prendessi la tessera di Fratelli d’Italia, la scioglierebbero l’indomani!”

(1) “Stato canaglia”. Il significato base del termine rogue è quello di “persona disonesta, senza princìpi, inaffidabile, che assume iniziative stravaganti e potenzialmente pericolose”; per estensione tale epiteto viene applicato a quegli animali che, per le loro tendenze aggressive e distruttrici, vengono tenuti alla larga dai loro stessi simili (a rogue elephant, ad esempio).

Nel linguaggio politico di lingua anglosassone, “rogue state” esplicita questa condizione di “stato tenuto ai margini” dalla comunità. Un “rogue state” è uno Stato che si isola dalla comunità internazionale degli Stati, opera secondo logiche proprie, non si confronta diplomaticamente con gli altri membri della comunità, e per questo può coltivare, nella propria cultura politica e sociale, ossessioni, paure persecutorie ed idee pericolose di aggredire anche preventivamente a scopo di difesa.

L’epiteto “canaglia” è una libera interpretazione italiana che dell’inglese “rogue” sottolinea soprattutto l’aspetto di disonestà del soggetto cui si applica, ma trascura la connotazione di allontanamento dalla comunità (propriamente “canaglia” corrisponderebbe meglio all’inglese “rascal”). “Canaglia” in italiano deriva dal latino “canis”, in italiano “cane” e per estensione “gentaglia vile”, “abietta” e “malvagia”, come un branco di cani randagi che mordono.

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